Perché camminare in slowmotion?

Perché è proprio quando rallentiamo il passo che ci rendiamo conto di quanta bellezza ci circonda.

L’ arrivo in vetta ha senza dubbio il suo fascino: ammirare le cime dei monti circostanti dalla loro stessa altezza, esser circondati dall’ infinita bellezza delle valli e respirare energia positiva ad ogni passo.
Sentirsi così tanto lontani dal caos quotidiano, pensare di essere soli consapevoli di non esserlo; basta infatti restare fermi in silenzio qualche secondo, e il silenzio che ci circonda prende vita, suoni e colori.
Il fruscio del vento tra l’erba, animali che si nascondono tra gli alberi, uccelli in cielo a vigilare sulle nostre teste.

Sicuramente la vetta è la meta più ambita di ogni escursionista, ma è proprio lungo il cammino che percorriamo per raggiungerla, dove possiamo godere del paesaggio circostante, è quando siamo soli nel bosco, immersi nel silenzio, che acquisiamo la consapevolezza di noi stessi e impariamo a conoscerci.
I pensieri vagano, diventano più leggeri passo dopo passo.
Più camminiamo e più alleggeriamo il nostro spirito, la nostra mente.
Il nostro corpo si adatta al sentiero, il battito del cuore aumenta, le gambe regolano il passo e il respiro diventa corto e affannoso.
Poi succede che l’aria fresca e pura, entra nei nostri polmoni, pulisce il nostro respiro e allora il cuore riassume il suo battito regolare, i nostri passi diventano più decisi e sicuri, iniziamo a respirare in modo più naturale e profondo.
Diventiamo, senza quasi accorgercene, un tutt’uno con ciò che ci circonda, nell’apparente silenzio del bosco le nostre orecchie avvertono il minimo rumore: ci giriamo verso il fruscio alla ricerca di qualcosa o qualcuno, eppure non vediamo nulla, forse il vento che accarezza le foglie degli alberi? Forse un piccolo animale scappato impaurito dalla nostra presenza?
Gli alberi, dolcemente mossi dal vento, ci accolgono e sembrano salutarci con il loro inchino: alti, maestosi, coi loro alti fusti e le loro radici ben salde nel terreno.
Dobbiamo rispettarli, rispettare la loro casa, come ospiti educati ed essere grati dell’ ombra che ci regalano durante le giornate calde, e il riparo dal vento durante i freddi giorni invernali.

Una cosa che amo fare all’interno del bosco, è toccare delicatamente i tronchi degli alberi, accarezzare la liscia corteccia dei faggi, percepire attraverso il contatto una sensazione di calma e di pace, riescono a trasmettermi una energia positiva piena di amore. Credo che per percepire questa sensazione, si debba essere predisposti e offrire noi, per primi, il nostro amore. Quando si cammina, che sia in montagna, collina, un prato verde o un bosco, non è solo una passeggiata nella natura, ma è anche e soprattutto uno scambio continuo di emozioni tra escursionista e l’ambiente che ci circonda.

Senti come è soffice il terreno su cui cammini? Percepisci il delicato sprofondare dello scarpone nella terra? Senti il soffice rumore dei rametti che si rompono sotto i tuoi passi?
Lo scricchiolio ovattato della neve che viene spinta contro il terreno e compattata sino a trasformarsi come un morbido tappeto, per rendere il tuo passo quanto più confortevole possibile?
Riesci a percepire tutte queste sensazioni e ad emozionarti ad ogni passo?
Se riesci a sentite tutto questo, se riesci ad assimilare tutte queste sensazioni, allora sei nel posto giusto e stai rispettando l’ambiente circostante.

Potrei sedermi su un sasso freddo ed ammirare un corso d’acqua con le sue cascate, oppure ammirare stupefatto il panorama dalla vetta più alta, rimanendo seduto per delle ore e ore: potrei, posso, l’ ho fatto!!!


Non si può solo camminare a testa bassa, dall’inizio alla fine del giro, senza alcuna sosta, con il solo scopo di portare a casa quanti più chilometri e dislivello possibile; occorre saper godersi il sentiero, fermarsi, respirare, guardare, ammirare, amare.
Proviamo ad immaginare l’escursione, come fosse uno zaino e riempiamo questo zaino con tutte le emozioni che vorremmo provare: cosa può servirci veramente per vivere un’ emozione? Se ci pensiamo bene, serve davvero poco: un paio di scarpe buone, un po’ di acqua, un panino e tanta voglia di stare bene.
Ciò che conta non è raggiungere la vetta più alta, ma il come si decide di affrontare il nostro cammino.
Da qui che mi è venuta in mente questa filosofia del “camminare in slowmotion” ovvero camminare adagio, fermandomi di tanto in tanto, non solo per prendere fiato, ma anche per ascoltare la natura, il rumore delle cime degli abeti mossi dal vento, il calpestio di qualche animale che scappa appena avverte la mia presenza, la luce che filtra attraverso i rami dei faggi, i colori dei fiori che fanno da contorno al sentiero; lascio che la mente vaghi per qualche minuti, libero i miei pensieri e poi con calma riprendo il cammino, per poi rifermarmi ancora dopo qualche passo.

Mi fermo, ascolto, respiro, amo, riparto, respiro, mi fermo, ascolto, amo….

Laghi del Sillara: Pratospilla PR (foto Dallax77)