Agosto 2020, niente ferie programmate e in piena pandemia, decido che un cammino in solitaria è il modo migliore di passare una settimana, lontano da tutto e da tutti.
Del resto chi vuoi che ci sia in pieno agosto a camminare sotto il sole caldo dell’estate, su un percorso di 125 km (solo su carta, poi si sono rivelati un qualcosina di più) e tanto dislivello?
Così butto giù una bozza di cammino, prenoto le strutture ricettive e parto!

La prima tappa parte da Bologna, mi ricordo una giornata abbastanza nuvolosa, per nulla incoraggiante. In piazza ci sono altri gruppetti pronti a partire per la loro Via degli Dei: zaini in spalla, cartina alla mano e sorriso in viso.
Io sono da solo e riesco a sbagliare la strada subito, dopo poche centinaia di metri, ma riesco comunque a trovare i portici di San Luca e dopo un oretta di sconforto, mi risale il buon umore e l’ottimismo.
Mi rendo conto di essere solo, ma non solo completamente. Se mi guardo intorno vedo altri ragazzi e ragazze con gli zaini in spalla, fermo una coppia e gli chiedo se anche loro stanno percorrendo la VDD e mi rispondono di si; chiedo se posso aggregarmi a loro, per fare due chiacchiere in cammino e mi accettano con gran piacere.
Ecco così: è iniziata la mia Via degli Dei!
6 giorni di cammino, 3 dei quali sotto l’acqua, in mezzo al fango.

La prima notte passata in un agriturismo dove ho conosciuto altri compagni di cammino, dove ho condiviso una soffitta con 15 persone dormendo su una brandina. Ogni mattina partivo con un gruppo di amici diversi, lungo il cammino ogni giorno ho conosciuto tante persone, ognuna con una sua storia da raccontare. Sono stato accolto da un gruppo di ragazzi toscani simpaticissimi che durante le tappe si fermavano e tiravano fuori dai loro zaini bottiglie di vino e salumi acquistati il giorno prima di partire o la mattina stessa (quel giorno, quella tappa… è stata impegnativa 😅

La VDD si sà, è tutta salita sino a Passo della Futa, poi da lì si inizia a scendere, è tutta discesa, o quasi, sino Firenze, ma la strada è davvero lunga ancora e proprio sul passo della Futa, ho conosciuto un ragazzo con la storia forse più interessante di tutti: si chiama Paolo, è partito da Bologna come tutti, sul cammino come pochi, senza aver prenotato da dormire da nessuna parte, e solo un sacco a pelo nello zaino, senza nemmeno la tenda. Paolo è di origini Baresi, è giovanissimo e a Bologna lavora come cuoco, decide di raggiungere la sua famiglia a Bari per le ferie di agosto e decide di farlo a piedi. Raggiungerà Firenze e da lì ancora sino a Bari sempre a piedi (chissà poi come è andata). Per questa notte però non è riuscito a trovare da dormire da nessuna parte e passerà la notte sotto il porticato del ristorante al passo.

Io quella notte l’ho passata in una casa, che ho condiviso con altri pellegrini, con due dei quali avevo condiviso una tappa, ma poi ci eravamo persi, oltre a loro nella casa c’era una bella famiglia di Piacenza, che avevano fatto spesa e avevano cucinato delle prelibatezze, da buoni emiliani poi, non poteva mancare il vino. Abbiamo unito le tavole e condiviso il vino, la mattina dopo ognuno è partito un po’ per i fatti propri e ogni tanto ci si incrociava sul cammino, si facevano due passi insieme, due chiacchiere poi ognuno di noi ha i suoi tempi da rispettare o i suoi “non” tempi e se la prende su con più calma, ognuno ha il suo passo ed è normale salutarsi per poi ritrovarsi lungo il percorso, oppure a fine tappa e cenare insieme.

Dopo il passo della Futa, il meteo migliora, si inizia a vedere un po’ di sole finalmente, non sono mai riuscito a far asciugare i vestiti nei giorni precedenti e quindi ho viaggiato un po’ umido 🤧 ma anche questo è il bello del cammino.
Continuando a scendere e a camminare, finalmente si raggiunge Firenze, la si vede dall’alto di Vetta le Croci, e alla vista della città, quasi mi paralizzo per l’emozione. Devo assolutamente sedermi su una panchina di sasso che si affaccia sulla vallata e inizio a realizzare che sono quasi alla fine del mio cammino.

Sono quasi arrivato, o per lo meno credevo fosse così. Giunto al Cartello di Firenze, mi aspetta ancora 6km circa di cammino per raggiungere il centro storico e la sua Piazza della Signoria. Ma che fretta c’è? Entrare a Firenze con lo zaino sulle spalle, stanco e sudato, percorrere le vie storiche con i suoi palazzoni enormi e di una bellezza infinita, camminare in mezzo ai turisti con le loro ciabattine e borsette sotto braccio con il naso all’insù, guardo ovunque tranne che davanti a me, e infatti sbaglio ancora strada, ma poco importa, tanto prima o poi ci arrivo in piazza della Signoria.

Lungo il cammino ho raccolto i numeri di telefono di tutti quelli che ho conosciuto e che hanno accettato a lasciarmi il loro numero. Perchè? Perchè ci eravamo ripromessi di trovarci a Firenze per una fiorentina! E così è stato. ho inviato un messaggio a ognuno di loro, alla fine ci siamo ritrovati in 6 a fare festa alla ciccia più famosa d’ Italia 😉

Quindi, cosa mi resta di questo cammino? Tutto!
Ho conosciuto tantissime persone, ognuna di loro mi ha regalato la loro compagnia, la loro esperienza, con ognuno di loro ho condiviso passi, pioggia, caldo, salite, risate, silenzi, emozioni…
Mi ricorderò sempre la sensazione provata alla partenza, fatta di timori, dubbi, emozione, eccitazione, confusione di pensieri che si accavallano l’uno sopra gli altri, domande del tipo chissà se ce la farò, il non sapere cosa mi aspetta da qua al prossimo passo, sono tutte emozioni che si mischiano tra loro e non si riesce a capire in quale ordine salgono in testa, un orgia di emozioni. E mi ricorderò l’ emozione di raggiungere Firenze a piedi, entrare nella storia d’ Italia in punta di scarponi, con lo zaino sulle spalle che è stato fedele compagno di cammino. Dentro allo zaino ho tutto ciò che mi occorre per proseguire il mio cammino e ciò che non ho, ciò che ho scordato a casa, alla fine scopro che non mi serve.
Provate a riempire il vostro zaino con il minimo indispensabile, uscite di casa e iniziate a camminare, arrivate sino dove volete o riuscite ad arrivare, non importa i km o il dislivello, anche solo un giro della vostra città, ma fatelo con il vostro zaino dentro il quale avete messo solo il minimo indispensabile per poter fare ciò che volete fare, viaggiate leggeri per potervi caricare quanto più possibile di emozioni.

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