
Una vacanza diversa dal solito: mare anziché montagna, relax anziché cammino e spiagge limpide e azzurre anziché salite sterrate e cime verdi.
Primo giorno, dopo aver noleggiato uno scooter (eh già, scooter anziché bicicletta 😅) ho girato l’intera isola per farmene un’idea. Un’ isola, Lampedusa, divisa praticamente in due: una parte turistica, con il porto, i negozi, la via del centro, i ristoranti e le spiagge prevalentemente attrezzate; e l’altra parte molto meno turistica, scogliere alte a picco sul mare, talmente alte che è impossibile scendere per una nuotata, strade sterrate che portano al nulla, ma un nulla dal quale si contempla il mare, così tanto blu scuro che come le sirene di Ulisse, ti chiama a nuotare.

Addentrandosi per le stradine sterrate, si possono scoprire vecchie chiesette abbandonate, ruderi di abitazioni lasciate da sole allo scorrere del tempo, abitazioni private in sasso con tetti che sembrano di sabbia. Incamminandosi là, dove lo scooter non può arrivare, si scoprono posticini tranquilli in cui restare soli in riva al mare, a leggere un bel libro nel silenzio dell’isola, con il dolce fruscio dell’acqua che si infrange sulla roccia: è come una cantilena che ti chiama dolcemente e ti invita ad entrare. L’acqua è fredda a fine maggio, e ci sono solo 2 modi per entrare: piano piano, mezzo cm alla volta, oppure tuffarsi subito non appena l’acqua diventa più alta (io personalmente scelgo lo stile Mik 🤣 appena l’acqua arriva sopra l’ombelico mi tuffo 🤣)

La prima caletta visitata è stata Cala Maluk (vedi foto sopra): piccola caletta, con pochissima spiaggia, poco frequentata. Sono rimasto solo tutta mattina, pochi turisti sono arrivati dopo pranzo. L’acqua invoglia, chiama al bagno (e questa sarà una costante della vacanza: “l’acqua che chiama”) tanti pesci a nuotare in queste dolci e tranquille acque, posso vedere il fondale anche senza maschera, ma l’ho portata e quindi perché non usarla? 😉
Nel pomeriggio invece mi sposto a Cala Creta: un’altra piccola cala che per raggiungerla occorre percorrere un km circa di strada sterrata, tutta in discesa. Si arriva in questa piccola insenatura con una altrettanto piccola terrazzina su cui si può stendere l’asciugamano. per scendere in acqua ci sono due gradoni e un tuffo 😁 Il mare è blu scuro e l’acqua entra in una piccola grotta: indosso la mia maschera ed entro in acqua, non potevo fare diversamente 😉

Martedì decido di comprare un biglietto per un giro in barca, sopra un galeone pirata: Galeone Adriana.

Il capitano ci porta al largo, in pochi minuti siamo fuori dal porto e iniziamo la circumnavigazione dell’isola in senso anti orario, il mare è calmo il sole alto scalda la giornata, primo attracco con bagnetto annesso a Cala Tabaccara conosciuta anche come la Cala delle barche volanti perché da tanto che l’acqua è azzurra e trasparente, si possono vedere le ombre delle barche: ci si arriva solo via mare, i gabbiani assumono un colore azzurro splendente, sotto le ali ogni volta che sorvolano il mare. Un’acqua così limpida e azzurra che mi attira come in un sogno, salgo sul trampolino del galeone (una passerella come quella da cui i pirati gettavano i prigionieri in mare) un’altezza forse di 4 metri circa, mi sembra quasi di tuffarmi in un sogno, un paio di secondi di timore ma poi ecco il vuoto sotto i miei piedi, mi sento leggero in aria come un gabbiano, buco l’acqua, mi sembra di entrare in uno specchio, come Alice nel paese delle meraviglie, da sotto l’acqua riesco a vedere tutto un altro mondo, fatto di silenzio e luce chiara, ma in poco tempo sono nuovamente fuori, riaffioro in superfice, risalgo sul galeone mi rituffo immediatamente: questa volta resto in acqua e mi godo il fresco del mare. Seguiranno poi altri tuffi.

Nel corso di questa uscita, conosco 3 donne che mi accolgono come se ci conoscessimo da sempre, scambiamo poche chiacchiere, scambiamo pareri sul posto meraviglioso in cui stiamo. Ancora non lo sapevo ma da quel giorno in poi avremmo continuato a vivere la vacanza insieme.
piccolo pensiero personale:
Solitamente durante i miei cammini in solitaria mi capita spesso di incontrare persone lungo il percorso e condividere passi, piccoli momenti, esperienze, a volte anche il pranzo e magari ritrovarsi poi per la cena. Solitamente mi avvicino per primo, questa volta no: questa volta è stato il gruppo ad avvicinarsi al singolo e non il contrario. Sono stato piacevolmente sorpreso, solitamente i gruppi tendono a stare tra loro e poche volte capita che aprano le porte a persone sconosciute.
A fine escursione giornaliera, decidiamo di fermarci anche per l’aperitivo al tramonto con avvistamento delfini (e qui per le foto dei delfini ringrazio Silvana, che io sono riuscito a fotografare solo acqua 😅)
Il tramonto dal mare ha un sapore unico, il sole piano piano scende sino a spegnersi nel mare e con lui cala come per magia anche il silenzio a coprirci come morbide lenzuola di seta, cullati dal dolce movimento dell’acqua ci godiamo il momento cenando sul ponte del galeone. Le voci delle persone presenti si abbassano all’unisono, ognuno di noi inizia a parlare sottovoce, come se non volessimo disturbare il sole che si infila nel letto di questo stupendo mare blu, che per l’occasione arrossisce timidamente sino a diventare completamente buio. Rientriamo in porto coricati sui materassini del galeone, lentamente, senza fretta, in Slowmotion.






Il resto della vacanza passa tranquillo, tra una cala e l’altra. Alcune cale per raggiungerle occorre camminare per una buona mezz’ora almeno, scendere dall’alto lungo sentieri sconnessi, dove ad ogni passo, dietro ad ogni curva, si aprono panorami mozzafiato, la camminata viene ripagata dalla quiete che queste cale offrono, come ad esempio Cala Galera: piccola insenatura dove l’acqua riposa tranquilla e riparata dalle alte coste frastagliate. La pace di questo angolo di paradiso viene interrotto dal continuo va e vieni delle barche di turisti.





Passare dalla solitudine delle baie più sconosciute e quasi irraggiungibili, alle spiagge più frequentate e turistiche è molto facile.
La spiaggia più famosa di Lampedusa è indubbiamente la spiaggia dell’isola dei conigli.

L’isola dei conigli è inaccessibile, si tratta infatti di una riserva naturale orientata ed è regno incontrastato del gabbiano reale e tutta la baia dell’isola dei conigli è un importante stazione di sosta di uccelli migratori e luogo in cui la tartaruga Caretta Caretta raggiunge per deporre le uova. Da metà giugno sino fine settembre la baia è rigidamente controllata da Legambiente ed è vietato l’utilizzo di gran parte della spiaggia per poter permettere alle tartarughe di raggiungere la spiaggia in tutta tranquillità e deporre le loro uova.






Lampedusa è un’isola bellissima e merita sicuramente di essere visitata. Oltre ad essere un’isola bellissima è anche in buona parte una riserva naturale orientata e come tale va rispettata, occorre portare rispetto del luogo che si visita, occorre non deturpare il territorio e lasciare pulito il posto in cui si decide di passare la giornata.
Ed ecco infine in cosa mi hanno coinvolto le ragazze “locali” conosciute sull’isola (tre matte così non è facile trovarle):

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