Cammino dei borghi silenti

“Io andavo per il sentiero, tu venivi per esso,
il mio amore cadde tra le tue braccia,
il tuo amore tremò nelle mie.
Da allora il mio cielo di notte ebbe stelle
e per raccoglierle la tua vita si fece fiume…”

Ho scelto questo pensiero, tra i tanti, perchè l’amore è proprio l’emozione che questo cammino mi ha trasmesso.
Camminando su questi sentieri, tra le strette vie dei borghi, incontrando nuove persone ogni giorno e ritrovarne alcune già conosciute nelle tappe precedenti, fermandomi a parlare con gli abitanti dei borghi, ascoltando le storie che avevano da raccontare, ricambiare una loro gentilezza con il sorriso, apprendere nozioni dei borghi da chi ci vive tutto l’anno: facendo tutto questo, ho capito che l’amore è alla base di questo cammino.
L’amore che le persone hanno per la loro terra, le loro case sempre fiorite, pronte ad accogliere i pellegrini e aiutarli, offrendo bevande e cibo, per il solo piacere di farlo. Non chiedono soldi, o meglio non chiedono una cifra precisa per ciò che offrono, ma semplicemente una donazione spontanea.

La prima tappa inizia svegliandomi poco prima dell’alba, dopo una serata passata a cena insieme ad alcuni pellegrini pronti a iniziare questo viaggio. Ritrovo al bar per il caffè, zaino in spalla e si parte. La prima tappa sarà Tenaglie – Melezzole, mi aggrego a due pellegrini provenienti da Milano e conosciuti la sera prima, il nostro passo è molto simile, c’è una buona sintonia. Costeggiamo alcuni campi coltivati, siamo in aperta campagna e i monti ci abbracciano tutti intorno, il primo paese che incontriamo è Guardea, arriviamo in giorno di mercato e ne approfitto subito per comprare un paio di pesce per il viaggio. Da Guardea la strada inizia a salire, ma siamo coperti dal bosco e riparati dal caldo, sino a quando il bosco finisce e una lunga salita al sole ci fa sperare in due gocce di pioggia, vedendo in lontananza le nubi cariche di acqua; non si fa in tempo a dire “arriva” che subito abbiamo le testa coperte dalle nubi, il tempo di coprire lo zaino e scende lo scroscio d’acqua rinfrescante. raggiungiamo sotto la pioggia il borgo di Santa Restituta, dove Moreno ci accoglie prontamente invitandoci ad entrare nella chiesa per ripararci dall’acqua. Facciamo due chiacchiere, chiediamo informazioni su bar aperti in zona e lui molto gentilmente chiama un numero di telefono e “ordina” tre panini, indicandoci una casa a metà salita del borgo: una signora molto gentile di nome Ermina, ci ha preparato 3 panini, diamo un’ offerta e ritorniamo da Moreno che ci offre anche da bere; dopo pranzo vuoi non prendere un buon caffè? E così Moreno richiama Ermina, noi torniamo da Ermina, beviamo il caffè, ci sediamo e scambiamo quattro chiacchiere, ci dicono che in quel borgo abitano solo 7 anime. E’ ora di ripartire, zaino in spalla, saluti e ringraziamenti, ripartiamo, non piove più, il sole è meno caldo e il nostro spirito più alto. Continuando a camminare tra salite e discese, tra boschi e praterie, raggiungiamo il bellissimo borgo di Toscolano, qui saluti i miei compagni di cammino e proseguo verso Melezzole insieme ad altri pellegrini proveniente da Sarzana e diretti a Melezzole. Siamo più o meno vicini di casa e così parliamo un po’ delle nostre zone, di quante volte loro sono stati “da me” e di quante volte io sia stato “da loro”. Arrivato a Melezzole devo salutare anche loro perchè io pernotto fuori paese.

La mattina dopo riparto sempre più o meno all’alba, da Melezzole devo raggiungere Morre, incrocio Moreno al bar, lo saluto lo ringrazio ancora per l’ospitalità del giorno prima, davvero una bellissima persona. Da Melezzole a Morre, la strada è in salita, sotto il bosco, ma quando il bosco si apre… che panorama incredibile si apre ai miei occhi: le nubi ancora basse coprono il paese di Melezzole, alcune vette dei monti escono da questa coperta di nubi e anch’io sono sopra le nuvole, non solo con la testa, ma con tutto il corpo, sarei rimasto ore ad ammirare questo panorama, ma la salita non è finita, anzi, pare essere appena iniziata. Mi ritrovo a camminare su un sentiero stretto, immerso nel bosco di faggi, mi sembra quasi di essere sui miei appennini parmensi, mi sento davvero a casa, sono da solo ad affrontare questa salita, forse sono partito troppo presto, non vedo nessuno dei miei compagni del giorno precedente. Dicevo: mi sento come a casa, se non fosse che ad un certo punto, dal bosco vedo un paio di mucche bianche con lunghe corna, se ne stanno tranquille a mangiare l’erba verde e fresca. Raggiungendo la vetta, sento alcune voci dietro di me, mi fermo ad aspettare per vedere se sono gli amici del giorno precedente: no, sono altri due pellegrini mai visti, giovani e con un passo svelto, non vanno bene per me 😅 saluto e li lascio proseguire. In vetta al Monte Croce di Serra 994mslm, si gode di un bellissimo panorama a 360° e ne approfitto per sedermi, gustarmi una delle pesche comprate il giorno precedente al mercato, ammiro il panorama comodamente seduto sul prato. La ripartenza è lenta, prosegue in discesa ed entra in un bellissimo bosco di castagni, aceri, cerri e felci, provo ad immaginare i colori in autunno 😍 In mezzo al bosco trovo una bellissima area attrezzata, dove mi fermo ancora a riposare e prendere un po’ di fresco, e mi chiedo se davvero non fossi partito troppo presto, perchè non ho ancora incontrato nessuna delle persone conosciute il giorno prima 🤔🤷‍♂️ ad ogni modo riparto, la destinazione è ancora lontana e so che mi aspetta una bella salita. Proprio all’inizio di questa salita, vengo raggiunto da un’altra coppia di pellegrini, giovane pure loro e con un passo ben più svelto del mio, però restano a farmi compagnia, chiacchieriamo mentre saliamo questo bel sentiero, poi gli dico che non voglio rallentarli troppo, loro devono essere a Morre entro un determinato orario, se mi aspettano non ce la farebbero; saluti d’obbligo e ci separiamo. Alla fine di questa lunga interminabile salita trovo il primo centro abitato dopo 14km Morruzze un piccolissimo e caratteristico borgo, dove mi fermo al Casale di Marc’Antonio, una coppia molto ospitale che mi saziano con bevande e cibo, un buonissimo salume e formaggi, mi raccontano che hanno iniziato a sistemare casa solo 4 mesi prima, hanno fatto e stanno facendo un bellissimo lavoro, consiglio di fermarsi assolutamente. Da Morruzze a Morre sono poco meno di 2 km, ma una panchina in legno affacciata sulla valle mi chiama ed io accetto l’invito a sedermi, resto ad ammirare il panorama un oretta circa, ancora nessuna anima viva incontrate di quelle con cui ho camminato il giorno precedente, si forse sono partito troppo presto 🤣 resto ad aspettarli ma niente da fare, nessuno in vista. Raggiunto Morre visito subito il borgo, il suo castello, il punto panorami… e Moreno, onnipresente sempre con la sua ape, ancora un saluto, due chiacchiere, mi racconta che per lui quella di aiutare i pellegrini è una passione che gli nasce da dentro, ma non aveva bisogno di dirmelo, glielo si leggeva negli occhi, nel suo modo di fare. Arriva sera e da qualche parte bisognerà pur andare a cenare, in paese c’è un circolino e un ristorante, la mia idea è quella di farmi un bel aperitivo e poi cena, al circolinto ritrovo la coppia di Milano Gabriele e Barbara, conosco Susanna che viene dall’isola del Giglio, altri pellegrini hanno avuto la nostra idea di aperitivo la circolo, due ragazzi di Fano, una donna di Cervia, una coppia di Saronno, non ricordo i nomi 😅 abbiamo tutti prenotato al ristorante Uva Passera (per forza c’è solo quello) chiediamo di poter unire i tavoli, formiamo così un’unica tavolata e tra chiacchiere, buon cibo e buon vino, facciamo tardi e il locale deve chiudere 🤣 (e meno male, penso io, altrimenti qua si fa l’alba come se nulla fosse), così si torna ognuno alla propria dimora per la notte, io pernotterò al donativo Welcome Morre, dove la mattina dopo mi fanno trovare anche una buonissima ciambella fatta in casa e la moka per il caffè. Anche la mattina dopo mi alzo prima della sveglia, prima dell’alba, ho proprio voglia di camminare in questi posti senza fretta, al fresco della mattina ❤️

La terza tappa per me sarà Morre – Baschi ho dovuto unire due tappe in una perchè non avevo trovato da dormire sul percorso, saranno circa 30km di cammino, non sono molto pronto mentalmente ad affrontare questa tappa, ma non ci penso, infilo gli scarponi, zaino in spalla, borracce piene e si parte. Il primo borgo è Collelungo e a seguire Acqualoreto, qui ritrovo i due ragazzi di Alba: Stefano e Alice, ritrovo anche i sarzanesi, ma ci perdiamo quasi subito, infatti io ancora mi siedo su una panca della piazza, a mangiarmi una pesca comprate la sera prima a Morre. Sono anche un po’ preoccupato per una salita che mi aspetta tra qualche km, la salita del santuario della pasquarella. E pian piano, passo dopo passo, vado incontro al mio destino, tra salite nei boschi, nessun segno di civiltà per 14 km, finalmente arrivo al santuario della pasquarella. Qui mi fermo ancora, all’ombra dei faggi, mi rigenero e carico le energie, zaino in spalla, si inizia a salire, sto affrontando 300 metri di dislivello in poco meno di 2km la salita è tosta, ripida, non molla mai, solo ogni tanto sembra spianare ma il tratto in piano dura solo due passi e poi ancora salita, ogni tanto il bosco si apre e si può ammirare un bellissimo panorama sui monti tutt’intorno. Mi fermo e riparto centianaia di volte, non importa non ho fretta. Finalmente arrivo alla fine della salita, zaino in terra, schiena sul sentiero: è il riposo del guerriero 🤣 Ma non è ancora finita, devo raggiungere Baschi, mancano ancora 16km circa. Il primo borgo che incontro è Scoppieto, e mi accoglie Galletto, personaggio del posto che mi mette il timbro sulla credenziale e mi racconta delle sue avventure giovanili, qualche dritta su come conquistare le donne, mi indica la strada ancora da percorrere, a Parma lo chiameremmo la Macchietta: persona socievole, simpatica, simbolo del borgo. Proseguendo da Scoppietto arrivo a Civitella del lago, un bellissimo borgo, che mischia bene il moderno con l’antico, intrufolandomi in ogni borghetto, riesco a “perdermi” nel borgo, trovando le indicazioni ma finendo sempre nel solito posto senza via d’uscita. Mi fermo in un bar a bere e mangiare qualcosa, qui incontro una coppia di pellegrini provenienti da Milano, loro stanno percorrendo il Coast to Coast: da Orvieto ad Ancona. chiedo subito qualche info sul cammino e loro chiedono info sui Borghi Silenti, sono due persone socievoli ed è bello scambiare due chiacchiere con loro. Nel momento dei saluti mi salutano così: “che la felicità ti perseguiti e possa accompagnarti passo dopo passo” non sapevo cosa risponde, non me l’aspettavo, un saluto davvero bello, fatto col cuore; semplicemente ricambio il saluto e riparto per Baschi, passando per Cerreto, dove un privato cittadino ha allestito una casetta del pellegrino, una manna dal cielo in una tappa come questa, all’esterno c’è scritto che se lui non c’è, noi pellegrini possiamo entrare, rinfrescarci con qualche bibita fresca, mangiare qualcosa, rabboccare la borraccia, farci un caffè; io ne approfitto e rabbocco la borraccio, bevo una coca cola, lascio la donazione e riparto, il mio passo è più leggero dopo gesti come questo. Giunto a Baschi, ritrovo Stefano, Alice e il gruppo di Sarzana, anche loro hanno accorpato le due tappe come me, pernottiamo nella stessa struttura e a cena conosco altre nuove persone di Varese. La tappa odierna è stata tosta, siamo tutti molto stanchi, dopo cena, ci sta un amaro in compagnia poche chiacchiere e si va a letto.

Quarta ed ultima tappa, Baschi Tenaglie. Ancora partenza all’alba, voglio evitare di camminare sotto il sole cocente, la sveglia non fa nemmeno in tempo a suonare, mi alzo prima. Per prima cosa visito il borgo di Baschi, che il giorno prima non ero riuscito a visitare, incrocio subito i primi pellegrini mattutini anche loro, che mi dicono che sto andando dalla direzione opposta 😅 gli spiego che sto percorrendo al contrario per visitare il borgo, giro viuzza per viuzza, mi perdo e mi ritrovo, finito di visitare il borgo mi dirigo verso il bar del paese, dove trovo il gruppetto di Sarzana, comodamente seduti a fare colazione, prendo un caffè al volo, saluto e riparto, ho voglia di camminare, starmene un po’ per conto mio, ho voglia di godermi quest’ultima tappa in modalità slowmotion. Questa tappa potrei anche definirla tappa dei ristori, infatti dopo pochi km trovo qualche sedia, un paio di tavoli e una borsa frigo contenente acqua, a disposizione dei pellegrini, alcune persone sono già sedute, mi accomodo con loro, facciamo due chiacchiere e ripartiamo, è un gruppo proveniente dal Friuli, sono simpatici ma non è il mio passo, quindi col tempo poi ci salutiamo, più o meno all’altezza delle tombe etrusche. Proseguendo cammino in mezzo al bosco, al fresco, attraverso sentieri sconnessi e facili sterrati, sino a giungere ad un altro ristoro: il ristoro di Ettore, scavato nella grotta, all’interno della quale è stato allestito un vero e proprio banchetto, Ettore non c’è ma a disposizione dei pellegrini ha lasciato il frigo pieno di birra, acqua e bibite di ogni tipo, salumi affettati, salamini appesi, un pezzo di prosciutto appeso e sotto l’affettatrice per tagliarlo, torte, bruschette, vino, grappa, una macchinetta per farsi il caffè, il timbro e ovviamente una cassetta dove poter lasciare l’offerta per ciò che si consuma. Mi raggiungono il gruppo di friulani, a seguire i sarzanesi, ci sediamo insieme e scambiamo altre chiacchiere tra un sorso di birra e una focaccia con cicoria e salsiccia, due gattini vengono a trovarci e farci compagnia, sono sazio e felice, mi preparo un caffè, lascio la mia donazione e riparto, dopo ovviamente aver salutato i pellegrini. Il cammino prosegue in salita sotto il sole, sino ad arrivare a Montecchio. Qui scopro un borgo bellissimo e nel mio girovagare, entro senza volere nella proprietà di qualche residente (è facile in questo cammino, è già capitato anche negli altri borghi), il signore, gentilissimo mi dice di non preoccuparmi, di accomodarmi tranquillamente e chiede se voglio da bere, sono a posto non ho bisogno di nulla, ma due chiacchiere scappano comunque e scopro che Montecchio è divisa in due parti: Montecchio vecchia e Montecchio nuova, divise da un semplice arco, inoltre mi racconta che sono 50 anni che vive lì, che quando era piccolo si girava con gli asini e le scale sono fatte in modo da agevolare la salita degli asini con i sacchi, ovvero partono strette e si allargano salendo. Accetto un bicchiere d’acqua, saluto e proseguo, raggiungo una piccola bottega dove creano artigianalmente e tutto a mano, cesti in vimini e soprattutto gli scacciaguai del pellegrino, ovvero un intreccio di rami di ginestre a cui viene legata una conchiglia e un campanellino, il loro dolce tintinnare tiene lontani i guai e gli spiriti maligni, resto all’interno della bottega ascoltando le loro storie mentre la signora mi crea uno scacciaguai personalizzato. Ringrazio, pago, saluto e riparto, poco più sotto mi dicono esserci un bar, ok mi serve ne ho bisogno, c’è caldo e una birra fresca è ciò che occorre. Al bar ritrovo il gruppetto friulano, poi arrivano i sarzanesi, a seguire ritrovo anche i ragazzi di Fano e la ragazza del Giglio, Susanna. Tenaglie non è lontana ed è ancora presto, possiamo e dobbiamo permetterci una pausa più lunga, e quindi: birra, risate e chiacchiere. Dopo circa un oretta abbondante ripartiamo, un po’ a rate, chi con passo veloce e deciso e chi come me con passo lento ma costante.

Eccomi a Tenaglie, gli altri già seduti con la birra in mano, rilassati e sorridenti, mi accolgono con un sonoro ben arrivato. Il mio cammino è finito, poso lo zaino e prendo da bere, ci sediamo tutti insieme, sui volti i sorrisi soddisfatti di chi sa che ce l’ha fatta con le proprie forze. Viene anche il momento dei saluti, io altri pochi resteremo a Tenaglie per la notte, ma la maggior parte di loro invece riparte e al momento dei saluti il sorriso sui nostri volti diventa un po’ malinconico, si vede proprio che la bocca accenna a piegarsi verso il basso, ma non lasciamo che la malinconia vinca, il sorriso resta sulla nostra bocca, le emozioni resteranno impresse nei nostri cuori e i ricordi vivranno per sempre nella nostra memoria. Ci si abbraccia, ci si da il 5 un augurio di buon rientro e un “che la felicità ti perseguiti” lasciata a tutti i presenti.

Ad ogni fine tappa è stato bello ritrovarsi tra pellegrini, condividere il tavolo, cenare tutti insieme uniti dalla voglia di stare insieme, di raccontarsi e ascoltare, condividere esperienze oltre al cibo e al buon vino.
La condivisione: un altro elemento predominante dei cammini, credo sia anzi alla base di ogni cammino. I pellegrini iniziano a condividere il cammino stesso, già dal primo passo, e passo dopo passo si inizia a condividere ogni tipo di emozioni e sensazioni, condividiamo il caldo, la fatica, la pioggia ma anche risate, racconti, impressioni sul cammino stesso.

Ho trovato il Cammino dei Borghi Silenti un bellissimo cammino, in cui si può camminare in assoluto silenzio protetti dal bosco, e ritrovarsi poi tra le mura di borghi antichi, camminare tra le strette viuzze, dove l’occhio viene costantemente rapito dalla bellezza di ogni angolino, viene proprio voglia di infilarsi nei vicoletti nascosti, capita così facendo di entrare in casa di qualcuno 😅 mi dispiace aver disturbato, ma due chiacchiere, un sorriso, un racconto e si riparte. Il tempo è volato mentre venivo rapito dai racconti degli abitanti di questi borghi, ma non mi interessa, il mio cammino è in Slowmotion e voglio cogliere il minimo particolare.

Il piacere di fermarsi e conoscere altri pellegrini, il saluto che alcuni di questi mi ha dedicato e che io ho cercato di spargere quanto più possibile: “Che la felicità ti perseguiti e possa accompagnarti passo dopo passo”. Che bel saluto, che bellissimo pensiero, un gesto d’amore tra sconosciuti, tra due persone che hanno condiviso un tavolino con vista lago di Corbara per qualche minuto. Ecco che ritorna l’amore, questo sentimento che avvolge il cammino come una coperta morbida.

E allora: che la felicità vi perseguiti e possa accompagnarvi passo dopo passo.

Facciamo diventare virale questo saluto, non solo sui cammini, sui sentieri di montagna, ma ovunque: ovunque si condivida un momento, un gesto, un attimo della nostra vita con qualcuno che conosciamo o che abbiamo appena conosciuto.

La mattina dopo, non pago dei km percorsi 😅 ho pensato di trasferirmi sul cammino dei Tusci, andando a visitare alcuni borghi caratteristici come Civita di Bagnoregio, Sant’Angelo il borgo delle fiabe e Celleno il borgo fantasma, ma questo… è un altro racconto 😉

Mi dispiace se alcuni nomi non li ricordo più.

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